Now Playing Tracks

Piccolo pezzo di stanotte.

La notte ci è amica, con il sax danzante sulle note di un pentagramma che non tira le linee.


La notte ci è amica sul jazz da radical chic ascoltato in una stanza che di radical chic ha poco.


Carmen McRae vola sulle note di monk e io bevo birra da 12 gradi su una scrivania che sa di sigarette spente e libri di scuola serale.
Forse quando ho scritto quelle frasi sulle pareti non pensavo che non avrei potuto più tinteggiarle.
Gli assoli di basso durano sempre troppo poco e Carmen ricomincia a scattare e sputare parole su un microfono che oggi costerebbe 12 euro.


Cambio.


Il riff di Doxy me lo ricordavo molto più veloce, invece è swingeggiante e anche la mia testa si muove malinconica per le jam session andate male, fortuna che il tema è uno solo e io venerdì vado ad una jam. Canne al parco e la birra scorre a fiumi nella Biassono della violenza sulle braccia ormai passata dopo il ricovero di villa Serena. 
Le note della tromba mi trasportano più lontano, in America, indietro. Ora inizia un sax con un’ancia cambiata probabilmente tre anni prima e io non cancello una parola di quello che batto sul mio computer antidiluviano. In fondo serve per scrivere.
C’è gente che perde il do del clarinetto e gente che si inventa note nuove come questo pianista che si inventa note bianche, nere, gialle, verdi e marroni come cardigan degli anni 60. 
E mette note di Blue Monk in Doxy. Sonny Rollins lo trovarono tre anni dopo e io dopo ventun anni sono ancora qui a cercare di capire perchè il jazz funziona, eppure funziona come un calabrone.

Cambio.


Work song. Cannonball Adderley, scritto da suo fratello Nat. Vun, du, tri, quatter. 
Usava un becco Meyer 6 come il mio. 
Un genio del sax, non un genio della scrittura, suo fratello Nat: non un genio della tromba, un genio della scrittura. Questi fraseggi protobebop che ti entrano nelle vene che ti sei tagliato quando avevi poco jazz e troppo blues nel sangue. 
E queste dita che schiocchi con la birra da dodici gradi. E persino i tasti vanno a ritmo di jazz.
Quel jazz che ascoltavi di nascosto quando ti bagnavi il naso con la musica contemporanea. 


Rallentano e forse è ora di andare a dormire, l’applauso per aver concluso una birra da 12 gradi arriva. O forse è per Work Song. Buonanotte Sonny, Cannonball, Monk. Siete i miei peggiori amici, tenetemi compagnia tutta notte. Bonne nuit.

Sebastian Novecento Pedrazzini

Progettoni e cose belle

Salve a tutti belli e brutti del popolo del blues.

Tante cose sono successe dall’ultimo post a settembre. Nell’ordine

1. Steven Paul il chitarrista si è dato alla progettazione di cose che ti dicono cose.

2. Sebastian il sassofono è tornato a scuola, ed è l’unico liceale al mondo che non beve quando guida, lavora come un pazzo, e trova anche il tempo di progettare macchine del tempo.

3. J la cantante è entrata ai prestigiosi Civici Corsi di Jazz di Milano, diventando il terzo membro del gruppo dentro quel covo di matti.

I Blues Tellers in toto non hanno combinato granchè, a dire il vero, oltre qualche concerto autunnale. Ma il 23 dicembre, proprio alla fine del 2013, ecco arrivare il PRIMO PREMIO al contest del LEGEND’S PUB DI BRIVIO! E abbiamo vinto pure una gran massa di soldoni. Gran soddisfazione dunque, e cosa ci faremo? Le prime cose che ci vengono in mente sono:

- una macchina del fumo

- una macchina del tempo

- un disco registrato come si deve

- un videoclip fatto come si deve

Inoltre il nostro Blues Show è pronto per essere mostrato al grande pubblico. Lavoreremo sodo, produrremo canzoni, le registreremo e poi… ve le faremo sentire!

State connessi, che noi vi vogliamo bene.

Stay drunk, stay blues.

The Blues Tellers

E poi vedono J e te fanno “allora tu sei Giulietta e lui è Romeo” e tu dici boh, e poi le dicono “sali su quella scala!”. E lei lo fa! E poi te dicono “falle ‘na serenata!” e tu lo fai! E poi ce dicono “ll’artri, siete i suoi suonatori e guardate lui, che guarda lei, che guarda oltre.

Vatte a fidà dei fotografi! 

P.S. Grazie a Franco Pigoli

Il passato e il futuro

Salve a tutti.

Dal suo letto febbricitante in attesa di una cena basata solo sul friggere cose, è Alberto il pianista che vi parla.

Siamo tornati ieri sera dal 45 giri di Cantù. Abbiamo suonato due ore, e sembrava che non volessimo smettere più. Voce tossicchiante permettendo, forse non abbiamo mai suonato così bene. Il gruppo era compatto, unito, e dovevate vedere la sezione fiati. Mai visti così. E il pubblico c’era, sì, e credo che la differenza si sentisse.

Il sabato prima c’è stato il Wegether Party. 2000 persone open bar. E chi ha esperienza di feste del genere può solo immaginare cosa questo possa significare. Ebbene c’è stato un momento in cui la folla adorante per Jay stava per invaderci il palco e saltarci addosso. Giuro. Per fortuna c’erano le transenne XD

Ebbene andiamo avanti. Miglioriamo sempre, e siamo pronti per i prossimi appuntamenti.

Al Magnolia l’8 maggio, nell’Arci più famoso dell’Hinterland milanese, ce la guerreggeremo con altre 3 ottime band.

Al rock on the road, il 15 maggio, per il contest annuale al quale siamo veramente fieri di partecipare. Quantomeno per vedere che razza di musicisti alleva l’aria brianzola.

Inoltre registrazioni a maggio, nuove grafiche per settembre e video professionali del concorso al Bloom a breve. E speriamo qualche pezzo autografo.

Intanto, blues on.

A. & The Blues Tellers

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